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Rabbia e conflitto

Rabbia e conflitto

La rabbia è un’emozione complessa e fondamentale nella vita umana. È considerata un’emozione primaria poiché è universale, innata e condivisa da tutte le culture. Fa parte del gruppo delle emozioni di base identificate dallo psicologo Paul Ekman, che includono anche gioia, tristezza, paura, sorpresa e disgusto.

Emozioni primarie: cosa significa?

Le emozioni primarie:

  • Sono innate, presenti fin dalla nascita.
  • Sono universali, cioè condivise da tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla cultura.
  • Hanno una funzione evolutiva specifica per la sopravvivenza.
  • Si manifestano in modo rapido e automatico in risposta a determinati stimoli.

La rabbia rientra in questa categoria perché si attiva in modo spontaneo quando percepiamo una minaccia o un’ingiustizia. È diversa dalle emozioni secondarie (come vergogna o orgoglio), che si sviluppano attraverso l’esperienza e la socializzazione.

La funzione evolutiva della rabbia

La rabbia ha un’importante funzione adattativa e protettiva. Le sue funzioni principali sono:

  • Difendere se stessi e i propri diritti: segnale di allerta quando avvertiamo un’ingiustizia.
  • Stimolare l’azione: ci motiva a reagire a situazioni dannose.
  • Imporre limiti agli altri: segnala agli altri che devono mantenere e rispettare certi confini.
  • Favorire la coesione sociale: può servire per correggere comportamenti scorretti all’interno di un gruppo.

Dal punto di vista evolutivo, la rabbia ha aiutato i nostri antenati a difendersi da minacce e competere per le risorse, contribuendo alla sopravvivenza.

Quando e perché si manifesta la rabbia?

La rabbia emerge quando percepiamo una violazione dei nostri bisogni o valori. Alcuni trigger tipici includono:

  • Frustrazione: aspettative disattese, impossibilità  a ottenere qualcosa di desiderato.
  • Ingiustizia: sentirsi trattati in modo scorretto o vedere un’ingiustizia sociale.
  • Minaccia: percepire un attacco fisico o psicologico.
  • Senso di impotenza: senso di incapacità a cambiare una situazione spiacevole.

A livello psicologico, la rabbia è spesso una risposta difensiva a sentimenti di paura, dolore o insicurezza.

Come impatta sulla psiche?

La rabbia influisce sulla mente in diversi modi:

Aumento dell’attivazione fisiologica: il corpo si prepara all’azione (lotta o fuga).

Diminuzione della razionalità: le funzioni cognitive superiori possono essere offuscate dall’impulsività.

Ruminazione mentale: si continua a pensare alla situazione che ha causato rabbia.

Difficoltà nella regolazione emotiva: può portare a esplosioni di aggressività o a repressione emotiva.

Se  gestita disordinatamente, la rabbia può contribuire a disturbi psicologici come ansia, depressione e stress cronico.

Segnali fisici della rabbia

La rabbia attiva il sistema nervoso autonomo, in particolare la risposta di attacco o fuga. I segnali fisici più comuni sono:

  • Aumento della frequenza cardiaca
  • Tensione muscolare (soprattutto mandibola e mani)
  • Accelerazione della respirazione
  • Aumento della pressione sanguigna
  • Sensazione di calore (rossore del viso)
  • Dilatazione delle pupille

Questi segnali preparano il corpo a reagire rapidamente a una minaccia.

Effetti sul pensiero, comportamento e interazioni sociali

Pensiero:

  • La rabbia porta a pensieri rigidi, giudicanti e assolutisti  (linguaggio statico “Sciacallo” definito da Marshall Rosenberg) Es. “è ingiusto!”, “non posso tollerarlo!”.
  • Può distorcere la realtà, aumentando la percezione delle minacce.
  • Diminuisce la capacità di riflettere in modo logico ed emotivamente equilibrato.

Comportamento:

Può portare a reazioni impulsive (gridare, aggredire, lanciare oggetti).

Oppure può manifestarsi in comportamenti passivo-aggressivi (silenzio ostile, sarcasmo).

In alcuni casi, la rabbia repressa può trasformarsi in auto-aggressione (autosabotaggio, autolesionismo).

Interazioni sociali:

Se mal gestita, può portare a conflitti interpersonali e deteriorare le relazioni.

Può però essere usata in modo assertivo per difendere i propri diritti senza essere aggressivi.

Quando condivisa in modo consapevole, la rabbia aiuta a comunicare i propri limiti e bisogni.

Processi cognitivi e neurologici coinvolti nella rabbia

La rabbia coinvolge diverse aree del cervello e processi cognitivi:

  • Amigdala: rileva la minaccia e attiva la risposta emotiva.
  • Ipotalamo: regola la risposta fisiologica della rabbia (aumento della pressione sanguigna, frequenza cardiaca).
  • Corteccia prefrontale: modera la rabbia, aiutando a prendere decisioni razionali  e contestualmente può essere “bypassata” nelle esplosioni di rabbia.
  • Neurotrasmettitori:

Processi cognitivi:

  • Valutazione della minaccia: il cervello valuta se uno stimolo è pericoloso.
  • Attribuzione causale: cerchiamo di capire chi è responsabile dell’evento che ci ha fatti arrabbiare.
  • Decisione di reazione: scegliamo se esprimere la rabbia, reprimerla o canalizzarla in modo costruttivo.

La rabbia è un’emozione potente e fondamentale per la sopravvivenza. Se gestita consapevolmente e in direzione di crescita personale e condivisa, può essere una risorsa per difendere i propri diritti e migliorare le relazioni. Tuttavia, se mal regolata, può portare a conflitti, impulsività e problemi psicologici.

Per gestirla in modo consapevole, è utile:

  • Riconoscere i segnali fisici della rabbia
  •  Identificare le cause e i pensieri che la alimentano
  • Utilizzare strategie di regolazione emotiva (respirazione, mindfulness, esercizio fisico)
  • Esprimerla in modo assertivo e non aggressivo

Come Marshall Rosenberg considerava la rabbia

Marshall Rosenberg escludeva la concezione della rabbia come un’emozione “negativa” da reprimere o sfogare. Egli la considerava come un segnale prezioso. Essa indica che un nostro bisogno fondamentale è insoddisfatto e che stiamo interpretando una situazione con pensieri che attribuiscono colpa o giudizio agli altri.

Secondo la CNV, la rabbia nasce soprattutto dai pensieri giudicanti:
“È ingiusto!”
“Non dovrebbero comportarsi così!”
“Non mi rispettano!”

Questi pensieri sono tipici del “Linguaggio Sciacallo”, che si basa su colpa, giudizio e richieste implicite. Essi ci allontanano dal contatto con i nostri veri bisogni.

Come vivere la rabbia nella consapevolezza del “Linguaggio Giraffa”

La Giraffa, simbolo della CNV, rappresenta un linguaggio basato sull’empatia e sulla connessione ai bisogni. Quando proviamo rabbia, possiamo trasformarla in consapevolezza, seguendo questi passi:

Fermarsi e respirare

  • Prendere una pausa per moderare, equilibrare la reazione impulsiva, educare il dialogo interiore per ripristinare pensieri esenti da giudizi.
  • Il respiro aiuta a calmare il corpo e a spostare l’attenzione verso l’interno.

Individuare i pensieri giudicanti

  • Quali giudizi sto formulando?
  • Sto attribuendo la colpa a qualcuno?

Ascoltare la rabbia come messaggera

  • Di quale mio bisogno insoddisfatto sta parlando questa rabbia?
  • Cosa è davvero importante per me in questa situazione?

Esprimere il proprio vissuto con il “Linguaggio Giraffa”

  • Osservazione: Qual è il fatto concreto che ha scatenato la rabbia?
  • Sentimento: Come mi sento realmente (oltre la rabbia)?
  • Bisogno: Quale mio bisogno profondo è insoddisfatto?
  • Richiesta: Cosa potrei chiedere per soddisfare il mio bisogno?

Esempio di trasformazione della rabbia:
Sciacallo: “Sei sempre in ritardo! Non ti importa di me!”
Giraffa: “Quando arrivi 30 minuti dopo l’orario concordato (Osservazione), mi sento frustrato e triste (Sentimento), perché ho bisogno di affidabilità e considerazione (Bisogno). Possiamo trovare un modo per organizzarci diversamente in futuro? (Richiesta)

Come entrare in un conflitto quando c’è rabbia

I conflitti sono inevitabili e possiamo sceglierli come occasioni di crescita.

La CNV propone di entrare nel conflitto con curiosità e apertura, invece che con la volontà di “vincere”.

Passaggi chiave per affrontare il conflitto con il “Linguaggio Giraffa”:

  1. Ascoltare i propri bisogni e quelli dell’altro.
  2. Creare spazio per l’empatia, senza prendere subito posizioni rigide.
  3. Evitare di interrompere e di convincere.
  4. Seguitare l’ascolto, l’accoglienza e l’accettazione per ri-connettersi.
  5. Trovare soluzioni che soddisfino entrambi, escludendo compromessi forzati.

Tecnica della doppia empatia:
Prima autoempatia: “Cosa sento e di cosa ho bisogno?”
Poi empatia per l’altro: “Cosa sente e di cosa ha bisogno?”

Come trasformare rabbia e conflitto in occasioni di consapevolezza

Per Rosenberg, ogni conflitto e ogni momento di rabbia sono porte d’accesso a bisogni profondi.

Invece di vedere l’altro come un nemico, possiamo chiederci:

Qual è il bisogno dell’altra persona dietro il suo comportamento?
Posso esprimere il mio disagio senza attaccare?
Possiamo trovare un modo per aiutarci reciprocamente?

Esempio concreto
Sciacallo: Non ti interessa mai quello che dico! Sei sempre sul telefono!”
Giraffa: “Quando parlo e vedo che guardi il telefono (Osservazione), mi sento triste e ignorato (Sentimento), perché ho bisogno di connessione e attenzione (Bisogno). Potresti dirmi se questo è un momento adatto per parlare? (Richiesta)

Dal linguaggio statico (Sciacallo) al linguaggio dinamico (Giraffa)

Il linguaggio statico si basa su etichette, giudizi e assoluti:
“Sei egoista” → (statico, bloccato sul giudizio)
“Non cambi mai” → (nega la possibilità di evoluzione)

Il linguaggio dinamico si basa su osservazione, sentimento, bisogno e richiesta:
“Quando prendi decisioni senza consultarmi, mi sento escluso perché per me è importante la collaborazione. Possiamo parlarne prima, la prossima volta?”

Sciacallo = statico, colpevolizzante, senza via d’uscita.
Giraffa = dinamico, connesso ai bisogni, aperto al cambiamento.

La rabbia, nell’accezione della comunicazione nonviolenta, è considerata un’alleata perché ci aiuta a comprendere quali bisogni importanti – nostri o altrui – sono insoddisfatti. Questa consapevolezza ci permette di agire in modo più consapevole, utilizzando le risorse a nostra disposizione per soddisfare i bisogni (insoddisfatti) che hanno innescato la rabbia.

La rabbia è un messaggero potente, un’energia che sussurra il bisogno profondo di armonia e riconnessione. Nell’accezione della comunicazione nonviolenta, essa un’alleata preziosa: ci invita a fermarci, ad ascoltare il cuore e a riconoscere quali desideri essenziali – nostri o altrui – attendono di essere accolti.

Quando permettiamo a questa consapevolezza di emergere, si apre davanti a noi un sentiero di trasformazione. Possiamo scegliere di fluire con questa energia, incanalarla con saggezza e usare le risorse interiori che possediamo per creare equilibrio. In questo spazio di ascolto e presenza, la rabbia si dissolve, lasciando il posto alla chiarezza e alla possibilità di agire con amorevolezza, in sintonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Con il “Linguaggio Giraffa”, possiamo:
Riconoscere i nostri bisogni e quelli altrui.
Esprimere la rabbia senza ferire.
Usare i conflitti come occasioni di crescita.
Trasformare la comunicazione in uno spazio di connessione autentica.

Marco Schifilliti

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Lettura suggerita: “Le sorprendenti funzioni della rabbia. Come gestirla e scoprirne il dono”

Sinossi:

“Che cosa ci dice la nostra rabbia? Quando ci arrabbiamo, lo sentiamo dentro. Diventiamo rossi in volto, il nostro campo visivo si restringe. Il nostro battito cardiaco accelera, giudizi e critiche infiammano la nostra mente. Quando ci arrabbiamo, finiamo per dire o fare cose che molto probabilmente renderanno la situazione ancora peggiore. Ora, però, abbiamo un’alternativa. La Comunicazione Nonviolenta insegna che la rabbia ha uno scopo preciso, uno scopo che è al servizio della nostra vita. La rabbia, infatti, è un campanello di allarme che ci avverte che non siamo in contatto con i nostri valori e che i nostri bisogni non sono soddisfatti. Invece di gestire la rabbia reprimendola o esternandola, l’autore ci mostra come possiamo viverla profondamente, per scoprire quali sono i nostri bisogni e come soddisfarli.”

 

Approfondisci con questo video:”How to resolve conflicts Nonviolent Communication explained

by Marshall Rosenberg”

Marco Schifilliti

Mi chiamo Marco Schifilliti e sono nato il 9 novembre del 1983 nella splendida città Sicula, porta della Sicilia, Messina. Ho conseguito la maturità magistrale abilitante all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia e la laurea in scienze della comunicazione e multimedialità. Ho conseguito anche il percorso formativo per il conseguimento di 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche ai sensi e per gli effetti di cui al D.M. MIUR 616 del 10/08/2017.